Stanotte ho sognato. Tanto. A più riprese, tornando cosciente tra un percorso onirico ed il successivo. Un sogno che, ripetendosi, sempre lo stesso, si è arricchito via via, sino alle prime ore del giorno. E’ vero quel che si dice: si ricorda meglio ciò che attraversa la nostra psiche nelle ultime fasi del sonno, poco prima del risveglio.
Molti studiosi osservano quanto sia importante ricordare i sogni, interpretarli, riviverli per scendere nei meandri della nostra psiche, nell’osservazione di ciò che possono significare, o, meglio, nell’analisi dei bisogni che ne stanno all’origine e che emergono, a volte prepotentemente. Non so quanto possa definirsi esatta una classificazione di determinate figure oniriche in significati concettuali che, trascendendo dal piano psichico, hanno una diretta rilevanza nella realtà. Tanto si è scritto, da Freud e Jung in poi e io non ho sufficienti conoscenze per confutare o elaborare una critica; osservo solo che il ricordo di ciò che si sogna mi appare importante, fosse soltanto in quanto è presente, è reale, è vivo.
Lessi anni fa che il nostro cervello sogna per dimenticare. Ossia, vengono rielaborate tutte le informazioni raccolte durante la giornata e metabolizzate, riassorbite, espunte attraverso il sogno. Ma quando il ricordo di questo percorso onirico è così insistente ed oggettivamente presente nella psiche cosciente, non è forse un segnale, un sentiero d’indagine, un monito, che ci giunge? E, se tale, non dobbiamo affrontarlo?