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Curarsi con un romanzo?

31 Ottobre 2009

Interessante questo articolo pubblicato oggi su Repubblica on-line: c’è un romanzo per ogni malattia, e, dalla sua lettura, una possibile cura. Certo, sembra esprimere un metodo terapeutico quanto meno singolare ma, senza richiamare differenti scuole di cultura che si rifanno al potere curativo già presente in noi stessi, l’articolo invita ad una navigazione sul sito www.biblioterapia.it . Odora di psicologi e compagnia cantante, ma un’occhiata tra i titoli, da appassionato lettore, la do anche io, incuriosito.

Libri

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Gotta feeling.

30 Ottobre 2009

Black Eyed Peas. Un live a Chicago con Oprah Winfrey. Migliaia e migliaia i partecipanti. Cosa c’è di particolare? A parte la canzone, orecchiabile e tutto sommato carina (da vecchio bassista ne apprezzo quanto meno i cambi di ritmo), quello che cattura è la gente: danzano tutti assieme. Sì, assieme.

(qui una delle fonti, qui il video da un’altra inquadratura e qui la preparazione…)

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Caravaggio.

29 Ottobre 2009

Unico. Lo è sempre stato, sin dai suoi primi dipinti, in quella indimenticata epoca.

Personaggio controverso, peccatore, malvisto, osannato, immerso nel suo tempo e in esso saetta di ribellione. Tante le testimonianze del talento, del genio pittorico: inutile riproporle qui. Ma nella luce che egli propose nei suoi capolavori ho sempre pensato che vi fosse un bisogno, mai soddisfatto, di rinascita. Un salto dalla melma delle bassezze e volgarità dilaganti in quegli anni che lo videro attivo protagonista.

Ecco, ogni artista ha più o meno vivo e presente un afflato di autoreferenzialità, di malcelato egocentrismo. Non poteva sottrarsi questo grande pittore. Giocando con i posteri. Con noi.

Qui la scoperta del suo nascosto autoritratto nel Bacco agli Uffizi.

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L’importanza dei sogni.

17 Ottobre 2009

Stanotte ho sognato. Tanto. A più riprese, tornando cosciente tra un percorso onirico ed il successivo. Un sogno che, ripetendosi, sempre lo stesso, si è arricchito via via, sino alle prime ore del giorno. E’ vero quel che si dice: si ricorda meglio ciò che attraversa la nostra psiche nelle ultime fasi del sonno, poco prima del risveglio.

Molti studiosi osservano quanto sia importante ricordare i sogni, interpretarli, riviverli per scendere nei meandri della nostra psiche, nell’osservazione di ciò che possono significare, o, meglio, nell’analisi dei bisogni che ne stanno all’origine e che emergono, a volte prepotentemente. Non so quanto possa definirsi esatta una classificazione di determinate figure oniriche in significati concettuali che, trascendendo dal piano psichico, hanno una diretta rilevanza nella realtà. Tanto si è scritto, da Freud e Jung in poi e io non ho sufficienti conoscenze per confutare o elaborare una critica; osservo solo che il ricordo di ciò che si sogna mi appare importante, fosse soltanto in quanto è presente, è reale, è vivo.

Lessi anni fa che il nostro cervello sogna per dimenticare. Ossia, vengono rielaborate tutte le informazioni raccolte durante la giornata e metabolizzate, riassorbite, espunte attraverso il sogno. Ma quando il ricordo di questo percorso onirico è così insistente ed oggettivamente presente nella psiche cosciente, non è forse un segnale, un sentiero d’indagine, un monito, che ci giunge? E, se tale, non dobbiamo affrontarlo?

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Buongiorno!

16 Ottobre 2009

Ecco, questo è il mio primo scritto nel blog. Sì.